Le cessioni intracomunitarie richiedono un presidio sempre più strutturato delle prove documentali.
La corretta applicazione della non imponibilità IVA dipende dalla capacità dell’azienda di dimostrare l’effettiva movimentazione dei beni verso un altro Stato membro.
La prova della cessione non può più essere gestita come un’attività amministrativa a posteriori.
Deve diventare parte di un processo digitale governato dall’origine del dato logistico fino alla conservazione a norma.
Focus normativo
Compliance IVA
Il D.Lgs. 14 giugno 2024, n. 87 ha introdotto un rafforzamento del regime sanzionatorio con riferimento alle cessioni intracomunitarie in regime di non imponibilità IVA, in particolare nei casi in cui i beni non risultino pervenuti nello Stato membro UE di destinazione entro 90 giorni dalla consegna, con una sanzione pari al 50% dell’IVA non applicata.
Questo rende ancora più rilevante la capacità del cedente di presidiare tempi, evidenze e tracciabilità del processo.
eCMR
L’Europa sta accelerando sulla digitalizzazione dei documenti e dei dati di trasporto. Il regolamento eFTI prevede che, dal 9 luglio 2027, le autorità degli Stati membri siano tenute ad accettare informazioni elettroniche sul trasporto merci quando condivise tramite piattaforme certificate.
Anche l’eCMR rientra in questa traiettoria: l’Italia ha aderito al protocollo addizionale alla Convenzione CMR con la Legge 8 marzo 2024, n. 37, rendendo pienamente operativo il quadro per la lettera di vettura elettronica nel trasporto internazionale su strada.
Governare le prove intra-UE
Nel video, Nicola Calabrese, Solution Engineer di Archiva Group, spiega come governare le prove nelle cessioni intra-UE con un processo digitale: dalla raccolta delle prove di cessione in un unico luogo alla loro conservazione a norma, fino alla governance tramite cruscotto per monitorare le fatture e dare priorità alle scadenze.
Pain points
Dove si crea il rischio?
Il rischio nasce quando la prova della cessione è gestita come un’attività amministrativa a posteriori.
Molte delle informazioni necessarie a dimostrare la corretta applicazione del regime IVA nascono durante il processo logistico: in magazzino, al momento del carico, durante il trasporto o alla consegna.
Queste informazioni restano spesso frammentate tra ERP, documenti cartacei, portali dei trasportatori, e-mail, archivi locali e sistemi non integrati. Il risultato è che l’amministrazione deve ricostruire a posteriori un processo che non è stato progettato per produrre automaticamente un fascicolo probatorio completo.
Cosa succede senza un processo strutturato?
Senza un processo digitale e governato, logistica, amministrazione e tax lavorano su dati non sempre allineati.
DDT e CMR possono restare in magazzino per giorni, i POD possono essere disponibili solo sui portali dei carrier, il tracking può non essere integrato nei sistemi aziendali e le conferme del cliente possono arrivare in modo destrutturato.
Questo genera inefficienze, ritardi, difficoltà nel monitorare le pratiche incomplete e maggiore esposizione in caso di audit o controllo fiscale.
Un processo digitale end to end
Dalla raccolta delle evidenze alla conservazione digitale, ogni passaggio della cessione viene governato in un unico flusso tracciabile: documenti, firme, dichiarazioni, alert e dati di spedizione si collegano tra loro fino a diventare un fascicolo completo, consultabile e pronto per la conservazione a norma.
Il flusso step by step
Il processo prende avvio dall’ERP aziendale, che contiene le informazioni di base della cessione: ordine cliente, dati di spedizione, articoli, documenti fiscali e riferimenti amministrativi.